Le origini
Francesca nasce nel 1925 a Villa Predele, un gruppo di case posto a nord del paese di San Polo, sul corso dell'antico canale Ducale. La famiglia è contadina. Il padre Nicola, del 1890, combatte nella guerra di Libia del 1911 e, richiamato, nella prima guerra mondiale, dove muore il fratello minore Fernando.
Nicola e Barbara Guidetti si sposano nel 1922 e hanno quattro figli: dopo Francesca, nel 1929 nasce Giacomo, che muore nel 1932, nel 1933 nasce un altro figlio, a cui viene dato il nome di Giacomo, e nel 1937 nasce Alma.
Il padre è antifascista, per questo viene duramente percosso. Francesca ha 13 anni: «Benché giovane non ho mai dimenticato l'arrivo a casa di mio padre ferito e tutto sanguinante».
Qualche anno dopo, nel 1940, Nicola muore per setticemia: sulla sua salute pesano le conseguenze dell'aggressione. La vita è dura per una madre sola con figli minori. In Francesca cresce l'ostilità al fascismo: «Non vedevo l'ora che le cose cambiassero onde poter agire e vendicare il sacrificio di mio padre».
La guerra arriva a San Polo
Nel giugno 1940 l'Italia entra in guerra; i sampolesi chiamati alle armi sono inviati sui diversi fronti. Il coinvolgimento della popolazione civile è molto maggiore rispetto al conflitto precedente: non c'è più una sola linea del fronte, la guerra investe direttamente tutta la popolazione e tutto il territorio.
Il 16 luglio 1943 San Polo subisce il primo bombardamento della provincia: obiettivo è la centrale elettrica dell'Edison. Ci sono vittime tra la popolazione: tre morti, sei feriti, tra cui una giovane donna che resterà cieca. La notte successiva anche la città viene colpita.
Il 25 luglio Mussolini viene sfiduciato dal Gran Consiglio del Fascismo: la popolazione esulta, si spera nella fine della guerra. Inizia invece la fase più drammatica. L'8 settembre arriva l'annuncio dell'armistizio: l'esercito tedesco occupa l'Italia, l'esercito italiano si disgrega. Oltre settanta soldati sampolesi vengono catturati e deportati dai tedeschi.
Il fascismo che sembrava finito si riorganizza nella Repubblica Sociale. Iniziano a formarsi i primi gruppi di resistenti e si costituisce la rete di collegamenti che fa capo al Comitato di Liberazione.
Mimma staffetta partigiana
Si costituisce la rete delle staffette, coordinata da Teresa Vergalli, "Anuska", che vive a Bibbiano, poco distante da Villa Predele. Francesca assume il nome di battaglia di Mimma.
«Benché diciottenne, compresi che era giunto il momento di agire e così fui una delle prime a mettermi in contatto con alcuni perseguitati politici della provincia di Reggio Emilia. Il mio lavoro all'inizio consisteva nel fare la staffetta da San Polo d'Enza a Bibbiano, Barco, Montecchio e Reggio Emilia, portare e ricevere ordini dei vari gruppi di organizzazione e in quella occasione ebbi modo di trovarmi svariate volte ad affrontare, armi alla mano, i Tedeschi ed altre pattuglie nemiche che perlustravano lungo il territorio da me battuto, che forse su segnalazione, era sospetta zona di attività clandestina.»
Viene fermata e intimidita, «perquisita e spesso schiaffeggiata, anche se mai presa in flagranza».
Arresto e tortura
A metà dicembre 1944 Francesca viene denunciata e arrestata. Viene interrogata a Villa Cucchi a Reggio Emilia, poi trasferita a Ciano, presso l'Albergo Centrale dove ha sede il reparto antiribelli — il luogo di tortura e di morte per tanti partigiani.
Qui, nonostante sia incinta, «fui continuamente interrogata e picchiata selvaggiamente». Riesce a raccontare quello che effettivamente subisce e i segni lasciati sul suo corpo solo molti anni dopo. Però non parla: i suoi carcerieri decidono allora di inviarla in Germania, nel campo di Buchenwald.
La fuga
La notte precedente il trasferimento, Francesca, con la forza della disperazione, riesce ad attuare una fuga incredibile: esce da una strettissima finestra del gabinetto, si cala lungo una grondaia da un'altezza di oltre 10 metri, percorre chilometri su un terreno innevato e riesce a raggiungere un'abitazione di appoggio della Resistenza.
Poi, «tra lo stupore dei miei compagni già a conoscenza del mio arresto», raggiunge il comando della 144ª Brigata Garibaldi a Vetto. Nella Brigata milita anche il suo fidanzato, il partigiano Athos.
Gli ultimi mesi e la Liberazione
Mimma partecipa alla vita della Brigata e a diverse azioni nel corso dei rastrellamenti degli ultimi mesi di guerra. All'inizio di aprile dà alla luce suo figlio Athos, che non sopravvive.
Ancora negli ultimi giorni di aprile la sua amica Teresa Vergalli le chiede di riunire le responsabili dei Gruppi di difesa della donna dei paesi del Ramisetano, per prepararsi al ruolo attivo che le donne dovranno avere nell'Italia liberata. La riunione è fissata per il 25, ma non si terrà: il giorno precedente finalmente le formazioni partigiane scendono a valle. Tra di loro c'è una partigiana a cavallo: è Mimma, che ancora non riesce a camminare per le conseguenze del congelamento nella notte della fuga dalla prigione di Ciano.
Il dopoguerra
Finita la guerra, Francesca si sposa con Isacco Azzali, il partigiano Athos, l'8 luglio 1945. Avrà tre figli. Si trasferisce poi da San Polo, prima a Milano poi a Parma.
Si porta dentro il peso delle torture subite per decenni: lo confesserà per la prima volta a un medico, per «giustificare» le ferite che questo osserva sul suo corpo e che non riesce a spiegare. Poi, invitata a farlo dalla sua compagna di lotta Anita Malavasi, con un racconto drammatico fissato nel documentario Una stagione di dolore armato.
Mimma muore a Parma il 30 novembre 2008. La sua compagna Teresa Vergalli, divenuta una delle più importanti testimoni della Resistenza, si impegna perché venga riconosciuto il suo ruolo nella lotta di Liberazione.